
Il working holiday è un visto speciale che permette ai giovani, generalmente con un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, di viaggiare e lavorare legalmente in un paese estero per un periodo limitato, di solito 12 mesi, finanziandosi il viaggio tramite lavori temporanei, favorendo così il turismo e lo scambio culturale. Questo modello, nato in ambito anglosassone, si è poi diffuso in tutto il mondo, compresa l’Italia che con la Legge 17 settembre 2025, n. 136, ha ufficialmente ratificato l’accordo con il Giappone.
I giovani italiani possono quindi volare in Giappone e soggiornare fino a 12 mesi, con la possibilità di lavorare fino a un massimo di 6 mesi, anche con lo stesso datore di lavoro. Sono strumenti di cooperazione bilaterale, che consentono ai giovani di viaggiare, conoscere una cultura nuova e soprattutto acquisire competenze e nozioni in ambito lavorativo che possono aprire molte porte del lavoro internazionale.
L’accordo con il Giappone era stato firmato a Roma nel 2022 e adesso è diventato operativo, con l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza culturale e la mobilità dei giovani in ambito lavorativo. Il Giappone oggi è uno dei paesi più dinamici sul mercato mondiale, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo della tecnologia, quindi è una terra molto attrattiva per i giovani italiani che desiderano specializzarsi in questo ambito.
Tuttavia è importante tutelarsi adeguatamente prima di partire per un paese così lontano e per un viaggio che nasconde comunque delle insidie. Il sistema sanitario giapponese, ad esempio, è eccellente ma costoso per gli stranieri. Per questo motivo è fondamentale stipulare un’assicurazione sanitaria di viaggio per coprire costi che vanno dall’accesso al pronto soccorso alle cure specialistiche.
La cosa migliore è sottoscrivere un’assicurazione viaggio Giappone, come quella fornita da Imaway, che offre una copertura completa su tutti i possibili rischi, personalizzabile secondo le proprie esigenze e la tipologia di soggiorno.
Oltre al Giappone, l’Italia ha sottoscritto il medesimo accordo con Australia, Nuova Zelanda, Canada, Corea del Sud e Hong Kong. Gli accordi sono bilaterali, quindi chi entra in Italia può lavorare senza richiedere un permesso speciale, purché il lavoro non sia l’attività principale del soggiorno. In generale si può lavorare fino a 6 mesi complessivi e per un massimo di 3 mesi con lo stesso datore di lavoro, a meno che non siano previste eccezioni da accordi specifici.
L’accordo con il Canada, aggiornato nel 2022, è più dettagliato e prevede 3 diverse possibilità: il programma vacanza-lavoro, l’ingresso per giovani che hanno già un contratto di lavoro e il tirocinio internazionale, riservato agli studenti universitari.
I partecipanti a questi programmi possono vivere la quotidianità di un altro paese, lavorando in settori come il turismo, la ristorazione, l’agricoltura o i servizi. Il visto è gratuito e permette di lavorare senza un permesso aggiuntivo, purché il lavoro resti secondario rispetto alla vacanza. Ogni paese stabilisce quanti visti concedere all’anno, cercando di bilanciare e controllare l’accoglienza.
