martedì, Gennaio 20

Afragola, maggioranza in crisi: dopo l’arresto di Nespoli implode il sistema dell’uomo solo al comando

L’arresto di Enzo Nespoli ha fatto saltare gli equilibri della maggioranza di governo ad Afragola. Viene meno, infatti, l’indiscusso dominus della coalizione, l’unico in grado di mantenere unite forze politiche e consiglieri comunali, in un sistema costruito interamente sulla sua leadership.

Al di là delle aspettative, per certi versi irrazionali, di un suo possibile ritorno ventilato dai sostenitori più accaniti, la realtà è che con l’uscita di scena di Nespoli è venuto meno il centro di comando dell’amministrazione. E così, nel giro di poche settimane, il castello politico basato sull’uomo solo al comando è imploso.

La prima frattura si è registrata in consiglio comunale con l’intervento della consigliera Maria Carmina Sepe, la più votata della Lega, che ha messo in discussione la giunta chiedendone di fatto l’azzeramento. A seguire, il gruppo Alleanza per Afragola è uscito allo scoperto con un documento netto e inequivocabile contro i metodi del sindaco Antonio Pannone e della vicesindaco Giuseppina Castiello, accusati di gestione verticistica e di assenza di partecipazione, arrivando perfino ad annunciare la possibilità di passare a un appoggio esterno.

Se Lega e Alleanza per Afragola hanno scelto di esporsi, anche altri gruppi – pur senza dichiarazioni ufficiali – stanno cavalcando la crisi. È il caso del duo Benito Zanfardino e Giuseppe Migliore, mortificati in questi quattro anni e mai rappresentati in giunta, che ora tentano di alzare la voce.

Il nodo centrale resta però l’assenza di un leader riconosciuto: né Pannone né Castiello hanno l’autorevolezza che era propria di Nespoli. A questo si aggiunge il malcontento verso la presenza in giunta di Chiara Nespoli, parente dell’ex dominus, contestata da più settori della maggioranza. Sullo sfondo, inoltre, le polemiche legate alla figura di un nipote di Nespoli, ritenuto troppo presente negli uffici comunali – dal cantiere della nettezza urbana all’ufficio tecnico e ai lavori pubblici – e accusato di millantare deleghe dello zio. Una situazione considerata ormai insostenibile da diversi consiglieri.

Intanto, in questo clima già incandescente, gli assessori Pasquale De Stefano, Perla Fontanella e Chiara Nespoli – che sembrano i prossimi a perdere la poltrona – hanno pensato bene di chiedere al sindaco di cacciare dalla maggioranza i consiglieri dissidenti. Una mossa che suona un po’ come se chi sta per essere sfrattato dal palazzo pretendesse di scegliere chi deve restarci dentro.

In questo scenario, la maggioranza sembra finalmente prendere coscienza del proprio ruolo, provando – seppur tardivamente – a ripristinare logiche di partecipazione e regole democratiche in una vita politica che per anni è stata piegata alla volontà di un solo uomo.

La battaglia si annuncia difficile, anche perché i protagonisti restano figure che hanno trasformato la politica in un affare personale. Dopo le dimissioni dell’assessore Giacco, la giunta rischia ulteriori scossoni.

Discorso a parte per la vicesindaco e sottosegretaria Giuseppina Castiello, spesso criticata per le assenze sistematiche in giunta, ma comunque rispettata per il suo ruolo governativo, che nell’immaginario cittadino continua a rappresentare una sorta di “protezione” per l’amministrazione.

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