
La Procura di Pavia rompe gli indugi: richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato. Nel comunicato del 3 novembre la ricostruzione dell’aggressione, i colpi inferti quando Chiara era già incosciente e l’ipotesi del rifiuto sessuale come movente. NapoliMetropoli pubblica i dettagli del documento.
Di Giovanni Sivero
PAVIA, 3 NOVEMBRE 2026 – Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco entra in una nuova, delicatissima fase giudiziaria. La Procura della Repubblica di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, accusandolo dell’omicidio della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia.
Non più soltanto indagini, consulenze e ricostruzioni investigative. Adesso la parola passa al giudice, chiamato a decidere se disporre il processo.
La notizia emerge dal comunicato stampa datato 3 novembre 2026 e firmato dal procuratore della Repubblica Fabio Napoleone, il cui contenuto è stato acquisito da NapoliMetropoli.
Il documento contiene la formulazione dell’accusa e ripercorre una sequenza di violenze che, secondo gli inquirenti, avrebbe condotto alla morte della ventiseienne. Una ricostruzione drammatica, nella quale compaiono una colluttazione iniziale, ripetuti colpi alla testa, il trascinamento verso la cantina e un ultimo accanimento quando la vittima avrebbe già perso conoscenza.
Il documento della Procura: la sequenza dell’aggressione
È il capo d’imputazione riportato nel comunicato a delineare la gravità della contestazione.
Secondo la Procura, Chiara Poggi sarebbe stata inizialmente colpita con un corpo contundente nella parte frontale sinistra e nella regione zigomatica destra, fino a cadere a terra.
L’aggressione sarebbe proseguita mentre la giovane veniva trascinata verso l’accesso alla cantina. Qui, secondo l’ipotesi accusatoria, Chiara avrebbe tentato di reagire mettendosi carponi.
Una reazione che non sarebbe bastata.
Gli inquirenti contestano ulteriori tre o quattro colpi in diverse regioni della testa, fino alla perdita dei sensi.
Ma il passaggio più sconvolgente della ricostruzione riguarda ciò che sarebbe accaduto successivamente.
Chiara sarebbe stata colpita ancora, nonostante fosse incosciente
Secondo la Procura, il corpo della giovane sarebbe stato spinto lungo le scale della cantina. A quel punto, benché Chiara fosse già priva di conoscenza, sarebbero stati inferti almeno altri quattro o cinque colpi nella regione parieto-occipitale sinistra.
Le conseguenze sarebbero state devastanti: gravissime lesioni cranioencefaliche, ritenute causa del decesso.
È una sequenza che gli inquirenti pongono al centro della contestazione dell’aggravante della crudeltà.
Nel documento si fa riferimento ad almeno dodici lesioni al cranio e al volto, considerate dall’accusa indicative dell’efferatezza dell’azione.
Numeri e dettagli che descrivono la ricostruzione accusatoria, non una dinamica giudizialmente accertata nei confronti di Sempio.
Il movente contestato: l’odio dopo un presunto rifiuto sessuale
C’è poi un secondo elemento destinato a concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica: il movente.
La Procura contesta l’aggravante dei motivi abietti, riconducendo l’omicidio all’odio che sarebbe maturato nei confronti della vittima dopo il rifiuto di un approccio sessuale.
Un’ipotesi accusatoria pesantissima, già emersa nelle precedenti fasi dell’inchiesta e ora riportata nel capo d’imputazione allegato alla richiesta di rinvio a giudizio.
Su questo punto, la posizione difensiva di Andrea Sempio è stata di netta contestazione. Già nei mesi scorsi, attraverso i suoi legali, aveva respinto la ricostruzione di un possibile movente sessuale, sottolineando l’assenza di una frequentazione significativa con Chiara Poggi.
Sarà il confronto giudiziario a stabilire quale consistenza probatoria abbia la ricostruzione prospettata dalla Procura.
La decisione dopo gli ultimi atti della difesa
Il comunicato contiene un ulteriore passaggio significativo.
La Procura precisa di aver valutato anche gli atti depositati da ultimo dalla difesa prima di formulare la richiesta di rinvio a giudizio.
La decisione arriva dunque dopo gli ulteriori approfondimenti che avevano caratterizzato la fase conclusiva delle indagini.
Il procuratore Fabio Napoleone chiarisce inoltre che le valutazioni argomentate sul complesso degli elementi probatori saranno esposte davanti ai giudici competenti nel Tribunale di Pavia.
Una precisazione che lascia alla sede processuale il confronto sul valore delle prove raccolte e delle contestazioni difensive.
E la condanna di Alberto Stasi?
La nuova iniziativa della Procura si inserisce in una vicenda giudiziaria già segnata dalla condanna definitiva a sedici anni di reclusione di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara Poggi.
È uno degli aspetti che rendono il caso Garlasco particolarmente complesso: la richiesta di rinvio a giudizio di Sempio non annulla automaticamente la condanna di Stasi, né costituisce di per sé una revisione del precedente processo.
Si tratta di percorsi giudiziari distinti, le cui eventuali conseguenze dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
Diciannove anni dopo, Garlasco torna davanti a un giudice
Il documento del 3 novembre segna un passaggio concreto: la Procura ha formalizzato la richiesta di processare Andrea Sempio.
Non è ancora una decisione di rinvio a giudizio e, soprattutto, non è una dichiarazione di colpevolezza.
Ma è un nuovo capitolo di una storia che continua a interrogare la giustizia italiana e l’opinione pubblica.
Dopo diciannove anni, il nome di Chiara Poggi torna al centro di un passaggio giudiziario decisivo.
La domanda, adesso, non è soltanto quale ricostruzione abbia formulato la Procura. È se quella ricostruzione supererà il vaglio del giudice e, nell’eventuale processo, il confronto con le prove e con le ragioni della difesa.
Il caso Garlasco è tutt’altro che chiuso.
NapoliMetropoli – Cronaca giudiziaria
Documento di riferimento: comunicato stampa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, 3 novembre 2026.
Andrea Sempio è da considerarsi innocente fino a eventuale condanna definitiva.
