“Per un’ora ancora”, l’ultimo libro della scrittrice casertana Adriana Dell’Amico

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Martina è una ginecologa che lavora e vive a Roma. Un incontro casuale con Filippo, operatore di una organizzazione umanitaria, la porterà ad abbandonare l’Italia e a svolgere il suo lavoro di medico in un campo profughi siriano in Giordania. Qui incontrerà un reporter, Ale, un uomo coraggioso, dolce e passionale di cui si innamorerà perdutamente. Per questo amore metterà a rischio la sua vita decidendo di seguirlo in Siria, nella regione del Goutha. In un crescendo di situazioni estreme, tra feriti di guerra e bombardamenti, Martina riuscirà a realizzare i suoi sogni; tuttavia, la sorte avrà in serbo per lei ben altre sorprese.

Il libro è edito dalla “Edizioni Dialoghi” e si può già acquistare in preordine, ricevendo copia autografata dall’autrice, al seguente link: https://www.edizionidialoghi.it/per-unora-ancora?fbclid=IwAR0i4QGtdO3oZ8SBLe0JHKz_l5mvgtEerfo75X9337dDODx1HpKHbGvEE-8

L’autrice risponde…

Gentile dott.ssa Dell’Amico, come è nata l’idea per questo libro, “Per un’ora ancora”?

Qualche anno fa rimasi molto colpita dalle immagini trasmesse in televisione di un attacco in Siria. Cercavo di capire cosa stesse accadendo in quella terra lontana, e così sono iniziate le mie ricerche, durate quasi due anni. La guerra in Siria è un conflitto che mira alla conquista di quel territorio, o meglio ancora alla conquista della grande ricchezza di quel territorio. Ho cercato con questo libro di seminare un campo di coscienza in cui il lettore possa, passato il tempo necessario della semina, maturare ciò che accade nel mondo e in particolare in alcune zone dove a volte, o quasi sempre, le guerre vengono mostrate come effetto di conflitti religiosi mentre, invece, le vere e nascoste ragioni andrebbero cercate nell’affermazione del potere economico di uno Stato, o di più Stati. Non è possibile stendere un velo di indifferenza di fronte ad un popolo che muore sotto le bombe e perseverare nel silenzio, il fare finta di non sapere renderebbe anche noi colpevoli della morte di tanti bambini, donne e uomini. La responsabilità della morte di tante persone deve riguardare tutti quanti noi.

Quindi una storia d’amore, ma anche un libro di grande impatto sociale. Non ci sono motivazioni migliori per essere indotti ad acquistare questo libro.

Perché è importante, per lei, la scrittura come forma di comunicazione? Che emozioni cerca di trasmettere e che corde dell’animo umano vuole toccare?

La scrittura per me è un viaggio interiore. In questo viaggio, io sono i miei personaggi e, attraverso il loro cammino, io vivo altre vite e tante vite, ognuna diversa dalle altre. Meta di questo viaggio è sempre la scoperta di una nuova consapevolezza. La storia d’amore di Martina e di Ale rappresenta il filo trainante del libro, attraverso questi personaggi ho percorso le strade calpestate dalla guerra e bagnate dal sangue degli innocenti. Ho navigato verso l’isola della salvezza nel mare in tempesta. Ho vissuto tra le tende dei profughi. Ho voluto scrivere di un grande amore perché la speranza è figlia dell’amore. E l’unico modo per non perdere la speranza, e combattere ogni tipo di guerra interna o esterna, è solo l’amore.

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