“Il bi-paese Italia” il pensiero di Camillo Manna

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Riceviamo e pubblichiamo

Si è dato vita ad un Governo col motto di “tutti insieme appassionatamente” per il bene del Paese. PD, Lega, Forza Italia, Cinque Stelle per il bene del Paese, ma mi chiedo: quale Paese?

O meglio “quali” Paesi? Perché l’equivoco che inquina il dibattito politico di tutti i partiti, chi in modo strumentale, altri per convinzione, è ragionare come se l’Italia fosse un solo Paese e non invece, di fatto, due Paesi frutto di scelte politiche scientemente perseguite proprio per mantenere la spaccatura in due dell’Italia, una a nord e del Garigliano e l’altra a sud del fiume.

Anche se l’Italia geograficamente è un paese unito di fatto le disuguaglianze sociali, economiche, lavorative, formative, sanitarie di fatto potrebbero farlo rappresentare come una sorta di mostro con una “capa tanta”, un torace altrettanto esagerato ma con delle gambe che sembrano due stecchini esili; un cuore che pompa sangue a più non posso verso la testa e il torace mentre solo pochi rivoli di linfa vitale, appena sufficienti per la sopravvivenza, giunge parte sud di questo mostro creato nel laboratorio della politica.

Come non ricordare, come fa Gianfranco Vieste, l’iniqua distribuzione dei fondi sanitari: al Nord mediamente 1960 euro pro capite mentre al Sud 1606 euro, vale a dire che il Nord in quattro anni riceve ciò che il Sud percepisce in cinque anni. Oppure come non ricordare che a Reggio Emilia ci sono 60 asili nido mentre a Reggio Calabria appena 3, nonostante abbiano la stessa popolazione. Nel tempo ci hanno fatto credere che tutto ciò non era vero, che il mancato sviluppo del Sud era dovuto solo ai suoi governanti e alla loro cattiva politica, alla corruzione e all’incapacità amministrativa. Insomma, la colpa dei mali del Sud erano i cittadini del Sud perché non sapevano scegliere i propri amministratori, come se fossero deficienti.

La beffa, poi, è che in ogni circostanza viene evocata l’Unità d’Italia come un valore fondativo della Nazione ed unificante la classe dirigente … e che, invece, assume sempre più le sembianze di un disvalore, di fatto.

Fatta questa lunga ma non esaustiva premessa, si comprende che il problema dei problemi dell’Italia, questo “bi-Paese”, è sempre stato il mancato sviluppo del Sud. Andava fatto come in Germania nel 1989 quando, con la caduta del muro di Berlino, la Germania occidentale pensò bene di fare enormi investimenti nella Germania orientale affinché quella regione recuperasse il divario e non restasse una sorta di feudo della più fortunata “sorella” cui attingere braccia o menti al bisogno, come oggi avviene con il Sud dell’Italia, divenuto una sorta di dependance del Nord. Negli ultimi 10 anni sono emigrati più di due milioni di cittadini dal Sud (il 10% della popolazione!), provocando una desertificazione culturale di competenze e di gioventù. Bisogna agire come se fosse caduto il muro del Garigliano e una volta per tutte tirare fuori dalle sacche della disperazione, dalla depressione economica e lavorativa l’intero Mezzogiorno.

La “questione meridionale” non è una novità ma, se fino a ieri ci si poteva trincerare dietro la scarsità di risorse, oggi ci sono tutte le condizioni se c’è la volontà politica! Se oggi l’Europa ha assegnato all’Italia più soldi per il “Recovery Fund” non è stata la bravura del Premier Conte, o non solo, come non è stata una sorta di benevolenza nei confronti di un paese fondatore dell’Unione, ma sono state le condizione di depressione economiche, sociali, culturali di alcune zone del territorio italiano … vale a dire il Sud! L’Europa ci ha dato il 40% in più perché il Sud “soddisfaceva” i parametri indicati dalla Commissione Europea.

Detto in soldoni, su 209 miliardi di euro il 40% (circa 82 miliardi) devono essere impiegati al Sud per le sue condizioni. Il resto va ripartito per tutta Italia, incluso di nuovo il Sud, per la parte ordinaria. Insomma un vero e proprio “bazooka” economico che potrebbe veramente risollevare le sorti del Sud … e, con esso, dell’intero Paese!

È il momento delle scelte non più rinviabili. Anche il mio partito, il PD deve dire la sua! Da un partito di respiro nazionale come il Partito Democratico ci si aspettano le risposte a questo problema, che è la madre di tutti problemi sociali del paese… se lo può intestare? A mio avviso se lo deve intestare, e mi fa specie che autorevoli esponenti del PD del Veneto piuttosto che della Lombardia si siano lasciati andare a dichiarazioni in merito che non sono dissimili alle dichiarazioni di un leghista qualunque, bisogna fare chiarezza sapere se questo tema trova cittadinanza o no in questo PD, altrimenti vorrà dire che tanti di noi non troveranno più cittadinanza in questo PD.

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