Nel suo ormai famoso intervento sul Financial Times dello scorso 20 marzo il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi spiega tra l’altro che “La priorità non deve essere solo fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro. In primo luogo, dobbiamo proteggere le persone dalla perdita del lavoro. In caso contrario, usciremo da questa crisi con un’occupazione e una capacità permanentemente inferiori, poiché le famiglie e le aziende lottano per risanare i propri bilanci e ricostruire il patrimonio.

“La questione fondamentale non è se, ma in che modo lo Stato possa fare buon uso del suo bilancio. – dichiarava Draghi – La priorità, infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base a chi perde il lavoro ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro”. Non sembrano le parole di una figura che ha messo l’abolizione del reddito di cittadinanza in cima alle sue priorità politiche. Ciò non deve affatto sorprendere.

Draghi infatti, da economista, ha elaborato negli anni un’intera visione della società contemporanea, dei problemi che la affliggono e degli strumenti per migliorarla che è ispirata dalla dottrina sociale della Chiesa. La prima qualità “cattolica” è senz’altro il realismo, come nota in un articolo su Vita Alessandro Banfi. L’attenzione alle fasce più deboli è sostanziale nella sua visione. In questa chiave anche la politica monetaria può essere “usata” per il bene comune. Negli scorsi giorni il suo collega Domenico Siniscalco si era detto certo che Draghi, che non ha mai dimenticato i fondamenti della sua istruzione gesuita, “non dimenticherà certo i temi dell’uguaglianza e dell’inclusione”. 

Nulla di rivoluzionario, sia ben chiaro. Diceva anche altro Draghi infatti: “I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più perché i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

Intanto Confindustria ha ben chiara la strada da intraprendere: via subito quota 100 e reddito di cittadinanza. “Abbiamo sempre pensato fosse necessario combattere la povertà ma è sotto gli occhi di tutti che il reddito di cittadinanza come strumento per favorire la ricerca di un lavoro ha fallito” e “abbiamo sempre avvertito che quota 100 avrebbe creato problemi di sostenibilità del debito pubblico e aggravato l’ingiustizia verso i più giovani. L’idea che pensionando in anticipo i più anziani si creassero nuovi posti di lavoro – rileva – non è fattibile” afferma Bonomi. 

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