Editoriale, Afragola verso le comunali: arrivano i primi verdetti e i primi “sconfitti”

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Questa città forse non ha mai avuto un ferragosto così torrido e non solo a causa delle temperature stagionali sopra la media. La politica in questi giorni è in pieno fermento e, in attesa delle elezioni previste in autunno, abbiamo già i primi verdetti. Dopo Giustino e Pannone, c’è il terzo candidato sindaco che rappresenterà il centrosinistra o almeno quel che resta: Antonio Iazzetta, giornalista di Cogito e candidato proposto dalla parte minoritaria della coalizione di centro sinistra. Si’ minoritaria, perché in questa fase se c’è uno sconfitto è il Partito Democratico. Ma veniamo ai fatti. Ad Afragola, cosa alquanto singolare, i verdetti elettorali arrivano addirittura prima dell’apertura della campagna vera e propria. Ad essere sconfitto, insomma, è il Partito Democratico, e i responsabili principali sono di certo l’ex sindaco Tuccillo e l’attuale segretario cittadino Zanfardino, incapaci totalmente di tracciare una linea netta e condivisibile sin dal primo momento, riuscendo a farsi fagocitare dagli stessi alleati, nonostante lo scarso peso politico.

A vincere di certo è chi ha creduto sin dal primo momento nella candidatura di Iazzetta. Ribadiamo, candidatura senza alcuna identità politico-amministrativa e tantomeno partorita da un persorso condiviso sul territorio. Ma di certo non possiamo parlare di una canditura calata dall’alto. Anche se forse non è del tutto errato. Ma no, di certo non voglio contraddirmi, ma basta dare una occhiata al di là del naso per comprendere che la candidatura di Tuccillo non era vista di buon occhio non solo a livello provinciale, ma dall’intera classe dirigente del Pd. Una sconfitta su tutti i fronti per Tuccillo, condivisa con la figura del segretario cittadino Francesco Zanfardino, incapace sin da primo momento di intavolare un qualsivoglia momento di crescita, prima all’interno del partito e un attimo dopo interno alla coalizione. E proprio per questo, con ogni probabilità del caso, Zanfardino è stato pronto ad accettare le enormi perplessità del partito a livello provinciale e regionale, senza crearsi alcun tipo di problema sul candidato sindaco proposto dal tavolo. Semplicemente mortificando ogni possibile candidatura interna al partito, accettando senza remore le proposte di una minoranza striminzita e incapace di partorire una figura politica accreditata a tale ruolo, pur di condividere il gioco a massacro dei vertici sovracomunali, sempre più lontani dalla realtà afragolese. È l’unica risposta che ci sentiamo di dare, che ci porta inevitabilmente ad immaginare una duplice sconfitta per il segretario cittadino del Pd, altro che soluzione.

Perché se torniamo un attimo indietro sulla scelta del candidato sindaco, tanti sono i quesiti che ci balzano alla mente. Come si fa a scegliere un candidato senza alcuna di esperienza di tipo politico e senza alcuna “conoscenza” della macchina comunale, dopo la debacle del candidato civico Grillo? Ecco, è soprattutto perché un candidato civico ancora in una coalizione ad alto tasso di identità politica? Forse è questa la domanda corretta. A questo punto si rischia di far passare il messaggio che tutti, e ripeto tutti, posso essere candidati sindaco di Afragola. Al di là del persorso politico, dell’esperienza personale e delle capacità amministrative. Basta sventolare fantomatiche battaglie contro “chicchesia” per poter ambire ad essere la figura giusta per accordare un tavolo politico. Sarò sbagliato, sicuramente lo sono, ma non basta essere direttore di un periodico locale per fare il candidato sindaco. Ve lo dico da direttore, giornalista, conoscitore vero del territorio e degli uomini di questo paese, anche di quelli che sono stati costretti ad emigrare per avere consenso, spesso non personale, e che oggi provano a decidere le sorti della città senza rappresentare praticamente nulla. Non basta essere un giornalista che racconta spesso, o quasi sempre, la vita politica di un ente,  senza prendere mai una posizione, per diventarne il candidato sindaco naturale. Non basta questo per essere candidato di una parte politica che ha una identità netta e decisa, lontanissima anni luce da chi oggi la rappresenta. 

Ma in merito alla mia riflessione, mi ha fatto enorme piacere raccogliere il pensiero di chi in quella parte politica ci è nato e cresciuto. Quel qualcuno le battaglie politiche vere le ha fatte. Un amico, l’ex consigliere comunale Giovanni Tuberosa, che commenta così sul nostro portale la scelta del suo storico partito. “Non si capisce il senso di questo “suicidio politico” che mortifica una storia importante ed esponenti politici che dal 2008 hanno contribuito alla vita politica di Afragola e la cui esperienza e conoscenza amministrativa sarebbe stata garanzia nella sfida del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che ci vedrà tutti coinvolti. Il PD soccombe agli equilibri di Napoli e ai capricci di Roma legittimando politicamente la lista di Borrelli, il cui modo di fare politica non appartiene minimamente al PD, senza dimenticare che l’esponente locale di spicco proprio del partito dei Verdi, nel 2018 scelse di candidarsi con Nespoli, contro ogni logica. Si legittima, inoltre, quel che rimane del Movimento Cinque Stelle le cui decisioni sono esclusivamente prese a Roma da chi ha solo mortificato Afragola, sputando veleno su un’opera la cui importanza per lo sviluppo del territorio è fuori discussione. Insomma non c’è politica in queste decisioni e il PD non mette in campo i suoi uomini migliori per i veti incrociati di due contenitori oramai vuoti, in favore di un outsider di cui non si conosce la visione politica, senza esperienza amministrativa e giornalisticamente silenzioso quando si speculava sulle mascherine e igienizzanti in piena crisi pandemica. Se questa è l’idea di legalità allora non ci siamo proprio. Abbiamo bisogno di politici con una visione politica, con una conoscenza della “burocrazia” e coscienza di come si gestisce un ente pubblico perché già dal primo stanziamento di fondi del PNRR dell’altro giorno non è permesso perdere tempo. In queste condizioni è praticamente impossibile votare una coalizione che fa acqua da tutte le parti è che mortifica tutti gli ideali e i valori del centro-sinistra che da sempre abbiamo professato e rispettato”.

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