La cosa più dolorosa? Essere solo al funerale di mio padre.

Il papà di Antonio si è spento domenica scorsa per un infarto intestinale. Praticamente nei quindici giorni precedenti, come ci racconta il figlio, causa emergenza coronavirus, è stato visitato solo telefonicamente senza ricevere le consulenze necessarie per diagnosticare e superare il grave problema di salute. Adesso Antonio Tuccillo, giovane professionista di Afragola, ha trovato la forza per raccontarci il suo brutto calvario.

“Mi sento indignato e tristemente ho rilevato che parecchi medici hanno sospeso le visite, hanno chiuso il loro studio privato e non stanno nemmeno andando a visitare i loro pazienti, in modo vigliacco secondo me. Mi chiedo: Qual’è stato il motivo o l’obiettivo per il quale siete diventati medici: “forse solo ed esclusivamente per i soldi” è comodo fare il medico in tempo di pace. Se vuoi dimostrare di essere un “GRANDE MEDICO” lo devi fare in tempo di guerra perché è lì che hai la tua vocazione. Appena finisce tutta questa emergenza procederò per vie legali perché a mio padre nessuno me lo restituirà. Perchè io in questa emergenza ho perso mio padre, perchè non è stato assistito da nessuno.
Ho fatto di tutto per papà la settimana scorsa, ho chiamato 118, 112, medico di base, guardia medica, cardiologo e gastroenterologo! Nessuno ne ha voluto sapere. Lo stavano curando per una gastrite, dicevano, forse aveva l’ulcera. Sabato sera ho portato mio padre al pronto soccorso del Cardarelli, ma era troppo tardi. Siamo stati abbandonati al nostro destino. Una persona come mio padre necessitava di una continua assistenza, invece, per più di 20 giorni non ha potuto fare nessuna visita specialistica.
Aveva un forte bruciore di stomaco che non si toglieva, siamo stati trattati nell’indifferenza totale. Ma come si fa a leggere le carte e dare una cura senza una visita. Stavano curando mio padre telefonicamente, senza mai visitarlo.
Ho perso mio padre perché è stato curato telefonicamente a tentativi, senza mai essere visto da uno specialista, senza aver mai fatto una visita approfondita: “La sua diagnosi dolore e bruciore di stomaco” dopo quindici lunghi giorni, dopo aver cambiato cure e pillole, si è rilevato un infarto intestinale, ischemia intestinale, occlusione dell’intestino superiore ed inferiore. E per non finire abbiamo dovuto fare un funerale dolorosissimo: eravamo solo in tre al cimitero ad assistere La tumulazione di mio padre. Fortunatamente chiamai il prete della Parrocchia di San Marco, Don Peppino Delle Cave per una benedizione, venne a casa, disse il Vangelo e qualche preghiera ma eravamo io, mia mamma ed il prete”.

Tutta la redazione di Napolimetropoli.it si unisce al dolore di Antonio e dei suoi cari.

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