Da Afragola un nuovo progetto di solidarietà a sostegno dei malati oncologici: “La dimora delle farfalle: tra speranza e sorrisi”

0

Afragola – “Un gesto di solidarietà è spesso una goccia nel mare. Ma a forza di versare gocce, il mare si può anche riempire”. E’ proprio da questo presupposto che nasce, dall’idea del giovane afragolese Giacinto Baia e sostenuto dal centro di formazione anylabacademy, della intraprendente direttrice Antonella Pelliccia, “La dimora delle farfalle”, un progetto di solidarietà a sostegno dei malati oncologici, un ponte di luce e speranza per portare nel concreto un sorriso a chi ogni giorno è chiamato a lottare contro il male di tutti i mali. Di fatto, la malattia rappresenta per ciascuno di noi una minaccia per la propria esistenza fisica, perciò la reazione che solitamente si osserva in seguito ad una qualunque diagnosi grave corrisponde ad un vero e proprio “shock da trauma”, che dà luogo ad una transizione dall’idea di sé come persona, all’idea di sé come malato, con una traiettoria di vita incerta e con un corpo che può “tradire”. Ansia, depressione o rabbia rappresentano alcune delle tante risposte comuni degli individui all’esperienza che stanno vivendo, e sono assolutamente normali entro certi livelli, tuttavia quando l’intensità di tali emozioni è eccessiva, le reazioni sono relativamente indipendenti dallo stimolo stesso, e devono essere trattate per evitare di minare ulteriormente la capacità del soggetto di funzionare a livello psicologico, sociale e relazionale. Il permanere di queste emozioni disfunzionali ad alti livelli di intensità, infatti, non fa altro che ridurre la capacità di affrontare i temi principali connessi alla malattia oncologica, tra cui spiccano l’incertezza dovuta al non sapere quale sarà il proprio destino, che già di per sé rappresenta una delle principali fonti di ansia; la capacità di mantenere un buon livello di autostima e il confronto con la dipendenza dagli altri creata da effetti collaterali e difficoltà fisiche. In particolare, quella della malattia oncologica rappresenta un’esperienza di vita dolorosa e traumatica, che implica cambiamenti significativi che coinvolgono non solo il singolo malato, ma tutto il nucleo familiare.

Perché nasce la Dimora delle farfalle? “Il nostro progetto – dice l’ideatore del progetto Giacinto Baia – mira alla raccolta di fondi attraverso diverse attività messe in opera sul territorio di Afragola e zone limitrofe (sensibilizzazione porta a porta, realizzazione di un evento teatrale, coinvolgimento delle scuole del territorio…) che saranno devoluti a strutture ospedaliere pubbliche e/o private al fine di migliorare l’assistenza del paziente oncologico. Di fatto, rendere più umana l’assistenza -continua G.Baia – significa riscoprirne il significato più ampio, andare oltre la terapia, prendersi cura del paziente come persona nelle sue diverse componenti. Per questo come associazione abbiamo deciso di intervenire sulla qualità di cura non solo sotto dal punto di vista fisico ma anche come medicina dello spirito, per influire positivamente sulle emozioni e sulla fiducia dei pazienti. E’ inoltre da precisare, che tale progetto non ha alcuno scopo di lucro personale e/o collettivo”.

Interessante sicuramente il nome dato al progetto, da cosa nasce? “La scelta di nominare il nostro progetto “La dimora delle farfalle” non è certamente a caso – afferma la direttrice A.Pelliccia. La farfalla è un animale simbolico per eccellenza, lo è sempre stato sin dai tempi più remoti. Nell’Enciclopedia dei simboli, a proposito della farfalla e della sua naturale metamorfosi c’è scritto: “La meraviglia per questo fenomeno che si origina e si sviluppa senza interventi esterni, conducendo l’animale dalla condizione di bruco a quella di larva ed infine di farfalla, colpisce profondamente gli uomini, che sono così spinti a riflettere sulla propria trasformazione spirituale. Si convincono in tal modo di essere in grado di abbandonare la loro natura corporea ed ascendere al cielo della luce eterna”. Nel simbolo è pertanto racchiuso uno sfondo metafisico che presuppone segrete affinità, quasi una mistica compenetrazione reciproca, tra il mondo visibile e l’invisibile, il punto d’incontro tra il tempo e l’eternità. La farfalla deve affrontare diverse fasi di crescita: da crisalide accede ad un livello di maturazione superiore fino all’ultimo stadio che le consente di librarsi in volo. La metamorfosi della farfalla è fondamentale per comprenderne il simbolismo: è sostanzialmente un segno di trasformazione e di rinascita, al pari della Fenice. Rappresenta l’anima che, uscita dal corpo, raggiunge un grado superiore di perfezione. In questo caso la crisalide rappresenta il corpo umano che contiene le potenzialità dell’essere e la farfalla che esce è, come detto, un simbolo di rinascita. La farfalla inizia la sua vita strisciando e, in seguito, attraverso un processo di trasformazione, impara a volare portando sulle sue ali i colori dell’arcobaleno. Essa ci insegna che ogni metamorfosi, sia pure la peggiore, possiede un suo ordine.

Nell’immaginario collettivo la sua figura è sempre stata correlata all’idea di metamorfosi e di colore, due aspetti, dunque, metaforicamente cruciali nell’iter diagnostico e terapeutico del paziente oncologico. Il malato oncologico ha infatti bisogno di “ridare colore al grigio dei suoi giorni” e allo stesso tempo provare a rinascere da una condizione che lo ha completamente mutata”.

Insomma un progetto che sembra nascere da idee concrete e da motivazioni forti e di spessore. Non ci resta che contare sul contributo di tutti i cittadini e sulla loro sensibilità a problematiche di grande rilevanza sociale. La solidarietà è l’unico investimento che non fallisce mai. Crediamoci insieme. Insieme si può.

 

 

           

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here