Caivano. Dopo l’operazione della GdF, parla la proprietaria dell’Oasi del drink: “Completamente estranei ai fatti!”

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Sig.ra Falco, parliamo della sua azienda, di cosa si occupa?

L’Oasi del Drink, si occupa, dagli anni ’90 della commercializzazione di bibite, ed è arrivata dopo 25 anni di onesto e sudato lavoro, non solo una innumerevole serie di certificati di eccellenza, perché nella compravendita si pone , rispetto alle aziende che producono acqua, come un ottimo interlocutore per la regione Campania, ma è un’azienda che è riuscita in quest’area così ‘dimenticata’, ad essere una delle imprese più floride, dando lavoro ad oltre 20 famiglie, sicuramente un’eccellenza sul nostro territorio, per quanto riguarda il suo settore specifico, ripeto, commercio all’ingrosso ed al dettaglio di bibite di qualsiasi natura. Abbiamo rapporti, non solo con aziende che imbottigliano, ma soprattutto con aziende produttrici, cito qualche nome, Lete, Ferrarelle, Sant’Anna e tantissime ancora, per non parlare delle grosse multinazionali. La nostra azienda fattura milioni e milioni di euro, è completamente florida ed in salute. Negli anni non abbiamo mai cambiato nome alla nostra società, altro dato importante, lo stesso per il nostro conto corrente.  

Qualche settimana fa, siete finiti nel mirino della GdF, e a vostro dire, i media hanno riportato un’errata notizia, che ha leso la vostra immagine e vi sta procurando dei cali sul profilo commerciale?

Noi riteniamo che qualche quotidiano di rinomata importanza abbia fornito errate informazioni. Innanzitutto, non vi è stata una vera e propria distinzione della nostra società con le altre coinvolte nelle indagini. Gli articoli incriminati, i quali questa società ha ottenuto diritto di replica e quindi rettifica, (mi permetta di ringraziare il quotidiano in questione per la correttezza e la professionalità) parlavano di società che si occupavano della compravendita di pallet e calzature. L’Oasi del Drink non si occupa assolutamente di questo, noi compriamo e vendiamo bibite. I pallet entrano marginalmente nell’attività di questa società, perché non sono altro che lo strumento, in questo caso, un manufatto in legno, dove vengono appoggiate le casse di bibite. Sui pallet non c’è commercio, ci vengono forniti direttamente dalle aziende produttrici, addebitati sulla prima fattura per poi essere scorporati e quindi ritornano in accredito con il reso della pedana. Abbiamo ritenuto, qualche anno fa, che fosse più conveniente acquistare pallet propri, in modo da non dover anticipare alle società che forniscono bibite anche il costo dei pallet stessi.

Arriviamo al fulcro di questa storia, cos’è successo, cosa vi ha contestato la GdF e come vi state muovendo?

Si decide quindi, che, per risparmiare, ci rivolgiamo ad un privato che vende pallet usati, riusciamo ad ottenere anche un buon prezzo. Ordiniamo circa 20mila pallet, al momento dello scarico di questi ultimi emettiamo regolare fattura che viene pagata dalla nostra società a quest’azienda fornitrice, precisamente al rappresentante legale che ce li aveva forniti, mediante assegno bancario non trasferibile. Già nel giugno 2016 fui chiamata dai finanzieri, per chiarire quanto accaduto: Mi corre d’uopo specificare che la cifra contestata è di 11mila euro, rispetto al nostro fatturato annuo,  parliamo di una cifra irrisoria, quasi insignificante. Secondo gli inquirenti avremmo evaso 11 mila euro in 2 anni. Altro dato importante, è che il fornitore dei pallet è al centro di questa indagine, proprio quest’ultimo ha incassato regolarmente l’assegno, così come è stato dimostrato dagli estratti dei nostri conti correnti bancari. La vicenda si basa sul fatto che, l’amministratrice di questa società non risultava essere a posto sul profilo fiscale da oltre 3 anni. Noi, attraverso i  nostri legali, siamo sicuri che riusciremo a dimostrare la nostra completa e totale estraneità ai fatti contestati. Questa vicenda, ci ha provocato non pochi danni, sia sul profilo economico che su quello psicologico.

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