Nicola Marrazzo, classe ‘57 Medico, sposato e padre di due figli. Eletto Consigliere Regionale della Campania nel 2005 neI 2010 e neI 2015, è il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche nel collegio uninominale di Casoria. Una storia politica radicata sul territorio e da sempre impegnato in Regione per il bene dei cittadini.

Benvenuto Nicola, come nasce questa candidatura alla Camera?

“Nasce grazie alla riforma dell’ultima legge elettorale che permette, finalmente, ai territori di scegliere un proprio rappresentante diretto al Governo centrale. Io sono figlio di questa terra e politicamente sono nato e cresciuto qui. Ho sempre posto al centro della mia azione politica le sorti dei nostri territori. Quando ho letto la composizione dei comuni all’interno del collegio Campania 4 ho capito che non potevo tirarmi indietro. Ho l’ambizione di rappresentare questi territori in Parlamento, così come ho già fatto in questi anni in Consiglio Regionale”.

Qual è stata l’azione politica che ha messo in campo in questi anni nelle vesti di Consigliere Regionale per questi territori?

“Senza voler ripercorrere la mia biografia per intero, voglio ricordare due interventi sostanziali dell’ultima legislatura. L’inserimento dei comuni di Arzano, Casavatore, Casoria, Frattamaggiore e Grumo Nevano nelle aree di “Crisi Industriale Complessa” e la previsione che l’area Asi di Arzano venisse compresa nelle Zone Economiche Speciali. Si tratta di provvedimenti forse non troppo evocativi, ma che stanno cambiando la vita di chi fa impresa nei nostri comuni, semplificando la burocrazia e riducendo l’imposizione fiscale. Misure precise volte allo sviluppo industriale ed economico dei nostri comuni”.

In questo collegio perché di dovrebbe scegliere il centrosinistra, al posto della destra con il ritorno di Berlusconi o magari i cinquestelle di Luigi Di Maio?

“Credo ci siano più ragioni. Alcune strettamente legate a questioni locali, altre nazionali. Dal punto di vista locale, in questo collegio i miei due sfidanti principali non rappresentano affatto questo territorio. Il candidato del Movimento cinquestelle vive da oltre 25 anni a Roma, praticamente da quando è diventato maggiorenne. Mentre per quanto riguarda Scancariello, non credo sia un profilo capace di rappresentare un centrodestra moderato, vista la sua appartenenza a una forza di destra radicale e ancorato a logiche lontane dal poter essere espressione per questi territori. In questo schema mi auguro che questa mia candidatura possa rappresentare un riferimento serio per coloro vogliano indicare un candidato moderato e competente, con una forte connessione sentimentale e politica con questi luoghi”.

E le ragioni nazionali?

“Soprattutto la credibilità. Siamo in campagna elettorale e tutti promettono tutto. Nessuno però racconta mai che cosa ha fatto. Quali risultati concreti offre all’attenzione dei propri concittadini. Non partecipiamo alla competizione a chi la spara più grossa, quella che il centrodestra e il Movimento hanno messo in campo. La nostra promessa è non fare promesse. Presentiamo agli elettori i cento piccoli risultati raggiunti e i cento passi avanti che vogliamo fare. Cose fatte e allo stesso tempo altre cose da fare. Sono impegni concreti, realizzabili, a portata di mano per tutti i cittadini”.

Ma cosa c’è di concreto per il Mezzogiorno?

“Il Mezzogiorno è un tema cruciale di questa campagna elettorale. I Cinquestelle puntano tutto promettendo assistenzialismo, dichiarano di voler regalare soldi e assegni, almeno a chiacchiere. La destra invece si presenta col volto di Berlusconi, ma in realtà ha il ghigno di Salvini e della sua Lega, con la sua storia nettamente distante dai problemi del Mezzogiorno. Ed è importante non  dimenticare che negli anni di governo Berlusconi, la questione meridionale è stata completamente sostituita da una “presunta” questione settentrionale, e il Mezzogiorno ha accumulato ancora più ritardi”.

E il Centrosinistra invece?

“Il Centrosinistra punta sullo sviluppo, all’occupazione e a dare risposte concrete ai suoi elettori. Lo dimostra una delle ultime misure messe in campo, come Resto al Sud. Questi territori non hanno più bisogno di mancette da campagna elettorale, ma di assicurarsi un futuro migliore”.

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