Nelle ultime ore, a partire dalle solite voci social, si sta sviluppando una diatriba su un centro di accoglienza che dovrebbe sorgere nel Comune di Caivano per opera di un privato,  che con la sua cooperativa ha diversi centri di accoglienza.

Fatto salvo il timore infondato di una parte di popolazione che si allarma subito al sentore di “immigrato” identificato erroneamente come delinquente si deve precisare che l’accoglienza in Italia è regolata da opportune leggi.

Citiamo in tema l’ultimo decreto governativo del 10 agosto 2016 per il quale gli enti locali potevano aderire allo SPRAR per l’accoglienza dei richiedenti asilo.

Il Decreto 10 agosto 2016, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.200 del 27 agosto 2016, ha per oggetto modalità e procedure per il nuovo funzionamento dello SPRAR, a partire dai contenuti dell’Intesa tra Governo, Regioni ed enti locali del 10 luglio 2014 al fine di attuare un sistema unico di accoglienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale attraverso l’ampliamento della rete Sprar. Il Decreto favorisce la stabilizzazione dei progetti SPRAR già attivi e lo snellimento delle procedure di accesso alla rete per nuovi Enti locali che intendano farvi ingresso, permettendo di superare l’attuale rigidità imposta dalla periodicità di pubblicazione dei bandi di adesione e optando per una gestione “a liste sempre aperte”, così da accogliere le domande degli Enti locali senza più vincoli temporali ma solo in base alla disponibilità delle risorse. Ciò al fine di stimolare una costante progettualità coinvolgendo tutti i soggetti qualificati attivi nel settore attraverso il coordinamento dei Comuni. (Fonte: http://www.sprar.it/cosa-prevede-il-decreto)

In base allo stesso decreto è prevista una clausola di salvaguardia.

La clausola di salvaguardia

La direttiva del Ministro dell’Interno dell’11 ottobre 2016 – relativa alle regole per l’avvio di un sistema di ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo Sprar – prevede una “clausola di salvaguardia” che rende esenti dall’attivazione di “ulteriori forme di accoglienza” quei Comuni che appartengono alla rete Sprar o che hanno manifestato la volontà di aderirvi.

La “clausola di salvaguardia” deve applicarsi nella misura in cui il numero di posti SPRAR soddisfi la quota di posti assegnata (a ciascun Comune) dal Piano Nazionale di ripartizione richiedenti asilo e rifugiati.

Il non aver aderito allo SPRAR ha reso vana anche la clausola di salvaguardia, che prevedeva per Caivano un numero massimo di richiedenti asilo nei centri di accoglienza in 78 unità, ma ha anche dato avvio alla possibilità, ad iniziativa privata, di creare sul territorio caivanese centri di accoglienza che rispondono solo ai canoni di corretta gestione e di rispettare determinate caratteristiche. Se una cooperativa riconosciuta e legale, in disponibilità di uno stabile, che può anche chiedere in affitto e che rispetti tutti i canoni per essere abitato, apre un centro di accoglienza, non solo non opera in alcun modo contro legge o contro la comunità ma fa un servizio pubblico togliendo la possibilità che immigrati possano avvicinarsi alla criminalità locale.

Nei centri si cerca di favorire l’integrazione che è ben altro rispetto alle problematiche sociali derivanti dall’immigrazione clandestina. Gli ospitati nei centri sono tutti registrati e non sono certo questi che andranno a rimpinguare le file della malavita nostrana. La lotta andrebbe fatta agli irregolari, a quelli che sono gli stessi che, ad esempio, nel nostro paese affittano appartamenti per farne ritrovi o covi. Viene da domandarsi perché chi si scandalizza per l’apertura di un centro di accoglienza poco o niente faccia per gli irregolari che girano per le vie del paese.

Ritornando al tema, se proprio deve esserci una protesta, che ritengo inutile e mortificante per questioni sociali, che questa sia diretta a chi ha dato disponibilità dello stabile interessato ma può un cittadino qualunque entrare nella sfera dei rapporti privati? La costituzione non lo consente, l’essere civile non lo consente. Chiedere ad un privato di gestire i propri interessi o le proprie attività anche se rispettano le leggi va troppo oltre la democrazia e al rispetto degli altri.

Se l’amministrazione targata Monopoli non ha ritenuto di aderire allo SPRAR per motivazioni di vario genere è solo a questo che si deve l’iniziativa privata in tema. Iniziativa che poteva essere pubblica con l’interessamento dell’Ente Locale Comune di Caivano che avrebbe avuto nelle disponibilità la possibilità di presentare un progetto determinando sede, disegno e ogni altra caratteristica per il centro di accoglienza. Avrebbe, per esempio, potuto delocalizzare la sede in modo che poteva trovarsi lontano dal centro abitato; avrebbe ricevuto indennizzo che avrebbe portato liquidità alle casse comunali; avrebbe usufruito della clausola di salvaguardia per evitare di essere meta di sviluppi futuri della questione. Molti comuni nel circondario si sono adeguati aderendo allo SPRAR e se il Comune di Caivano non l’ha fatto la colpa, se di colpa si parla, non può essere attribuita al privato cittadino che affitta lo stabile o che è in possesso dei requisiti per aprire un centro di accoglienza.

Che si voglia aprire una diaspora politica sul tema è iniquo e svalutante rispetto alla corretta gestione della cosa.

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