L’ex sindaco stritolato nella “morsa familiare”. Finalmente ripristinata la democrazia

Comincia l’operazione verità. La maggioranza dei consiglieri hanno spedito il sindaco a casa

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Tredici consiglieri comunali hanno firmato le dimissioni contestuali per mettere fine all’amministrazione Monopoli. Dunque, hanno avuto la sensibilità di evitare la rissa in Aula, annunciata, su facebook, dall’ex sindaco. E’ stata una scelta riflettuta e coraggiosa, ma soprattutto rappresentativa della volontà dei cittadini. Un atto che ha salvaguardato le Istituzioni e che ha evitato che la seduta fosse sospesa. In un clima di accuse, così come annunciato da Monopoli, i toni si sarebbero esacerbati al punto da costringere il presidente Del Gaudio a sospendere la seduta e rinviare il Consiglio prima del voto di sfiducia. Poteva essere un espediente per restare in poltrona un altro mese.
Ma i tredici consiglieri firmatari rappresentano oltre il cinquanta per cento dei votanti alle ultime elezioni.
In democrazia, i conti si fanno con i voti, non con i like fittizzi su facebook.
Forza Italia insieme ai rappresentanti della lista “La Svolta” oltre a tutte le forze di centrosinistra, rappresentavano la maggioranza del Consiglio Comunale e dei votanti. Ma corre l’obbligo si precisare che non è stato un blitz.
Una mozione di sfiducia era già agli atti del Consiglio. L’ex sindaco non aveva più una maggioranza dal mese di giugno. A sostenere Monopoli erano rimasti in undici. L’ormai ex sindaco che accusa tutti di tradimento ha governato grazie all’accordo di palazzo con due consiglieri eletti all’opposizione e passati in maggioranza. Aveva pontificato: “mai ribaltoni e vecchia classe dirigente”. Il giorno dopo l’elezione ha fatto accordi con del Gaudio e Giamante.
Oggi accusa chi ha lasciato la maggioranza per passare all’opposizione.
Due pesi e due misure.
Ad ogni modo, se non l’avessero mandato a casa, Monopoli non avrebbe potuto governare. Cinque consigli comunali sono andati deserti perché mancava il numero legale. La massima assemblea cittadina non funzionava.
E’arrivato il momento della verità. Basta scemenze. Si scrivano i fatti.
Monopoli continua ad avvelenare il clima. Dice che è stato mandato a casa perché ha “scoperto il malaffare”. Eppure il Comune di Caivano, città piena di problemi, non è stata mai sciolta per infiltrazioni malavitose.
L’ex sindaco dice di essere stato cacciato dai poteri forti, dalle lobby, dal malaffare.
La strategia comunicativa è passare per “martire”. Secondo lui, gli elettori ci ricascano.
Ma ormai dice sempre le stesse cose. La colpa del suo fallimento plateale è stata delle passate amministrazioni, poi dei funzionari, dei giornalisti, infine è stato mandato a casa dal malaffare, dalle lobby e dai consiglieri di Forza Italia con i quali ha governato, si è fotografato, ha cenato.
Si è accorto dei ricatti solo quando è stato sfiduciato. Per due anni erano tutti onesti, appena l’hanno mandato a casa, sono diventati tutti delinquenti.
Il capo di un’amministrazione che fallisce è sempre il primo responsabile. Invece, Monopoli fa come i bambini dell’asilo: “è sempre colpa degli altri”. Ma la verità è un’altra. Si è trattato di uno “scioglimento per necessità”.
La crisi politica durava da oltre un anno. Oltre ai selfie, l’amministrazione non ha prodotto nulla. Invece di piangere, Monopoli dica una sola cosa fatta. Si è vantato con manifesti per aver svolto la gara per i rifiuti, ma ad oggi, il contratto non è stato ancora firmato.
L’unica inaugurazione dell’ex sindaco è stata una sala scommesse sul corso Umberto.
Per dare risposte alla città, i consiglieri avevano chiesto di condividere l’azione di un governo che fino a luglio era stato improduttivo. Tutte le forze politiche volevano una giunta rappresentativa. Non solo Forza Italia, anche il consigliere Angelo Marzano ha parlato di fallimento totale e chiesto la giunta politica. Pure Fabio Mariniello, capogruppo della lista di famiglia dell’ex sindaco, aveva chiesto un esecutivo rappresentativo dei partiti.
Monopoli non ha voluto trattare. Anche dinanzi al fallimento, ha ostinatamente difeso una giunta di non caivanesi, fatta eccezione per la cugina della moglie, che rispondesse solo a lui.
Non ha voluto condividere l’azione di governo dimostrando un deficit democratico. Se una forza politica chiede assessorati e deleghe in virtù di un mandato elettorale, esercita una funzione democratica. Monopoli invece parla di ricatti.
L’ex sindaco si è assunto la responsabilità di mandare il paese alle elezioni, pur di non varare un esecutivo rappresentativo delle energie e dei partiti caivanesi.
Forza Italia aveva chiesto le deleghe all’urbanistica nonostante tra gli azzurri non vi fosse nessun tecnico. Monopoli ha gridato allo scandalo.
Ancora una volta, due pesi e due misure. Eppure con la prima giunta, le deleghe all’urbanistica, ai lavori pubblici, al patrimonio ed alle attività produttive erano state affidate ad un tecnico su suggerimento del consigliere Riccio. Dunque se Forza Italia chiede le deleghe urbanistiche si tratta di un ricatto, se invece il sindaco affida le stesse deleghe ad un tecnico coinquilino di un consigliere comunale, nessuno parla. Eppure l’articolo 78 del Testo unico degli enti locali recita: “… i componenti di giunta comunale competenti in materia urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall’esercitare attività professionali in materia di edilizia privata e pubblica sul territorio da essi amministrato”.
All’epoca i paladini della legalità erano in vacanza.
L’episodio della giunta è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In due anni, Monopoli ha avvelenato il clima politico, spaccando la città in una falsa battaglia tra onesti e disonesti. Ha diviso e messo nel mirino i funzionari. Alcuni sono stati additati mentre, per esempio, la dott.ssa Damiano è rimasta al suo posto nonostante i rilievi dell’Anticorruzione. Anche in questo caso, i paladini della legalità sono assopiti. Ancora due pesi e due misure.
Insomma, Monopoli ha portato avanti una visione manichea, tipica dei totalitarismi: “o con me, o contro di me”. Una linea sostenuta da una cabina di regia composta dalla moglie, dal cognato e dai suoi comunicatori che lo ha letteralemente stritolato. Si è affidato ad una propaganda asfissiante che lo ha portato presto ad allontanarsi dalla realtà, chiudersi nel bunker dei social network, perdere credibilità e finire sotto il peso dei suoi disastri amministrativi e politici.
Infine, Monopoli ha tentato di tradire l’elettorato facendo un patto con membri del centrosinistra. L’integerrimo sindaco che gridava dai banchi dell’opposizione contro il “voltagabbana” Casaburo del Pd, reo di essere passato con Tonino Falco, ha tentato di ottenere il sostegno della consigliera Paolella del Pd (moglie di Casaburo). Un pressing messo in atto persino da Michele Schiano, consigliere regionale sostenuto, alle ultime elezioni, dalla signora Monopoli. Uno che eletto con Forza Italia, è passato con Scelta civica di Monti ed ora in Campania Libera con De Luca.
Ebbene pur di restare attaccato alla poltrona, Monopoli non avrebbe disdegnato il voto della Paolella e del Pd. Anzi, per dare spazio al centrosinistra, ha trovato il pretesto per uscire da Forza Italia accusando il suo partito di non averlo difeso. E’ una delle tante bugie. Ha “tradito” il suo partito per agevolare l’operazione dei consiglieri vicini a De Luca, ma ha fallito ancora e si è ritrovato col pugno di mosche in mano. A casa e senza partito.
In politica esistono le mediazioni. Invece, durante la riunione con i vertici del partito, l’ex sindaco è andato via sbattendo la porta. Il partito ha costatato l’impossibilità del dialogo.
A causa del suo ostracismo sono andati a casa consiglieri comunali che gli avevano consigliato di trovare un accordo. Mariniello Fabio, Castelli, Peluso, gente con consensi a tre cifre va a casa perché Monopoli, sua moglie, suo cognato ed i comunicatori hanno deciso di sfasciare la coalizione.
La maggioranza è andata in frantumi perché non ha più sopportato l’ ingombrante presenza della signora Monopoli che spesso ha dato l’impressione di muovere i fili.
Si dica ciò che sanno tutti. Le riunioni politiche non si svolgevano nelle sedi politiche, ma a casa Monopoli e la signora interveniva puntualmente in fatti che riguardavano esclusivamente i rappresentanti istituzionali. Una presenza politicamente ingombrante e disfattista poiché alle sue simpatie politiche è stato legato il destino di molti consiglieri.
E’ storia nota. La signora cominciava dalla mattina a telefonare ai consiglieri per sapere, controllare, organizzare. E’ lei che ha tentato di rafforzare la lista di famiglia ai danni degli altri partiti. E’ lei, insieme al fratello che ha convinto il consigliere Antonio Mariniello, eletto con i Popolari, a passare con Idea Nuova. E’ lei che ha fatto pressing su Cinzia Bonfiglio per farle lasciare Forza Italia. Oggi accusano la giovane consigliera, ma dapprima l’hanno candidata, poi le hanno chiesto di passare con la lista di famiglia, poi l’hanno accusata di tradimento.
La volpe e l’uva.
Sono questi i metodi di Monopoli & Co. Mettere sui manifesti le persone, additare una brava ragazza alla sua prima esperienza, affibbiarle colpe che non sono sue. Farle passare la voglia di partecipare alla vita politica della città. Caivano non ha mai conosciuto questi metodi.
In realtà, la linea politica della coalizione non è mai stata saldamente nelle mani del sindaco e dei partiti. Piuttosto era gestita da un circolo parafamiliare. L’esito era scontato: scioglimento anticipato.
Il più importante motivo dello scioglimento è stato il ripristino della democrazia.
Nei prossimi giorni vi sarà tempo per analisi più profonde del disastro politico amministrativo lasciato dall’ex sindaco. Cominciando dall’inizio. Senza finzioni.

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