Un attento osservatore ci ha inviato questa immagine e ci ha invitato a fare una riflessione. In effetti, non c’è bisogno di un esperto calligrafo per notare la somiglianza tra le firme di Monopoli e del duce Mussolini. I cognomi sono diversi, la M è praticamente uguale.
A questo punto, ci chiediamo e se lo chiedono tutti i democratici, non è che il sindaco che non nasconde le sue simpatie per il ventennio, abbia capito una cosa per un’altra?
Forse è per la sua ideale approvazione dei metodi del ventennio che ha deposto i partiti?
Forse è per questo che gli avversari politici sono divenuti d’un tratto criminali poiché contrari agli atti della sua amministrazione?
E’ per la sua avversione alle procedure democratiche che vuole una maggioranza di fedeli soldati, anziché di consiglieri comunali liberi di esprimere la propria opinione?
L’aver sostituito i partiti e la giunta politica con il gran consiglio di famiglia che decide su tutto, è una pratica simile a quelle tipiche del ventennio.
E’ per il suo orientamento politico che Monopoli non ama la stampa libera e si è trovato il suo Mario Appelius personale (era il cronista che s’inventava le vittorie , mentre si perdeva la guerra). L’ ossessione del sindaco per la propaganda sui social è simile a quella del duce per il cinema e la radio. Forse è per la sua ammirazione del regime che si è circondato di lacchè proni all’adulazione?
Forse come il Duce è ansioso di mantenere il potere, vede complotti ovunque e sospetta di tutti?
Che il sindaco oltre alla firma voglia seguire pure i metodi del suo mentore ideale? Forse è per questo che “dichiara guerra” a tutti : dipendenti, vigili urbani, consiglieri comunali, e pure ai politici degli altri Comuni ?
Forse però il sindaco ha saltato l’ultimo paragrafo quello della fine. Dalla Repubblica di Salò alla democrazia, quando le forze di liberazione si unirono per mettere fine al totalitarismo che aveva lasciato l’Italia nelle macerie di una guerra.
Come accade quando si litiga con tutti, si dichiara il dissesto e non si affrontano i problemi.
L’ultimo paragrafo è stato già scritto. E clamorosamente, a settembre, come per l’armistizio, Caivano sarà liberata.

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